Mio dotto amico,
è un po’ che raccolgo parole per testimoniarti la mia ammirazione. 
Ma, lenta e timorosa come sono, mi trovo sorpassata a destra e a manca da presentazioni, recensioni e commenti così brillanti, esaustivi, calorosi del tuo eccellente lavoro, che ogni volta sento la necessità di trovare altre mie espressioni, che siano di te più degne.  
 
Va buo’, magari potresti accogliere questa mia lentezza come testimonianza, essa stessa, di grande devozione? 
 
Ma poi, con goffa metafora, provo almeno a dirti che a leggere  le tue pagine ‘liriche’ (quelle su Strauss, più e più volte: non volevo il tuo libro finisse? ho colto quel fulgur che  ha generato il libro stesso? ), mi sembra si aprano nel cervello continui link, intesi a ramificare in ogni direzione un sapere che mi resta chiaro e luminoso sempre, malgrado la vastità e la densità di spazi e tempi da te connessi. 
 
Immagino sia anche questo lo scarto fra erudizione altèra e ardore culturale, quell’ardore tuo, che – scusa l’ardire – mi ti rende, se possibile, ad ogni lettura più caro.
Raccoglierò altre parole, magari ne troverò qualcuna meno goffa.
Luisotta